L’Omeopatia è una metodica terapeutica che si basa sul principio analogico della similitudine e sulla legge dell’ormesi.
L’ormesi può essere considerata una funzione adattativa caratterizzata da una risposta bifasica dose-dipendente (Calabrese e Baldwin, 2002).
Molto sinteticamente la legge ormetica definisce che basse dosi di una sostanza stimolano, le alte dosi della stessa sostanza inibiscono (per basse e alte dosi si intende poco diluite o molto diluite).

In tempi recenti il ricercatore più accreditato e con maggiori pubblicazioni al riguardo è il dr. Edward J. Calabrese, docente di tossicologia all’Università del Massachusetts, che studia il fenomeno da quasi vent’anni, e ne ha dimostrato la validità per circa 5.000 sostanze, che possiedono appunto questo comportamento ambivalente.

In Omeopatia sono state studiate numerose sostanze di derivazione minerale, vegetale e animale, che possiedono tali caratteristiche bifasiche, sostanze che sono state codificate nella materia medica e applicate nei protocolli clinici.

Inoltre, il metodo omeopatico prevede anche il processo di dinamizzazione o di attivazione dinamica che consiste nel sottoporre la sostanza a una serie precisa e sequenziale di succussioni, agitazioni o scosse, farmacologicamente standardizzate. Tale procedimento è fondamentale per ottenere un farmaco efficace e completo. Ciò si è visto infatti nel caso delle interleuchine: studi recenti hanno osservato che la sola diluizione dell’interleuchina non era sufficiente ad attivare il suo ruolo specifico terapeutico il quale diventava effettivo solo dopo il processo di dinamizzazione.

Il principio fondamentale su cui si basa l’Omeopatia è basato sulla legge di similitudine: il simile cura il simile, vale a dire che una sostanza che durante la sperimentazione su persone sane provoca una serie di sintomi, potrà rimuoverli quando si presenteranno in una persona malata, purchè la sostanza sia valutata secondo la legge ormetica e processata secondo l’induzione dinamica. Le sperimentazioni fatte nel corso di decenni hanno codificato la patogenesi di numerose sostanze che poi sono state catalogate nella materia medica omeopatica.

L’Omeopatia, quindi, utilizza farmaci regolarmente registrati presso l’AIFA, (Agenzia Italiana del Farmaco) come previsto dal DLvo 219 che recepisce la direttiva europea 2001/83/CE, farmaci che vengono prescritti sulla base della legge ormetica e della tecnica farmaceutica di diluizione associata al processo di attivazione dinamica. I protocolli terapeutici vengono impostati sulla base delle condizioni suddette e alla luce di una esperienza di 200 anni che si è via via modificata e adattata alle più recenti scoperte in ambito medico, chimico e fisico. Tali protocolli sono in costante evoluzione in ragione dell’upgrade scientifico.

Si può ancora aggiungere che i farmaci omeopatici, per la loro intrinseca struttura, hanno la capacità di down regulation o up regulation nei confronti di numerosissimi elementi biologici del corpo, con particolare focusing sugli elementi che compongono l’asse PNEI (PsicoNeuroEndocrinoImmunologico), avvalendosi in tempi recenti anche di sostanze di derivazione biologica e immunologica (elementi del ciclo di Krebs, Citochine, fattori di crescita, neurotrasmettitori etc.) con risultati sorprendenti in considerazione del meccanismo dose-dipendenza.

Si utilizzano quindi diluizioni definite CH o DH a seconda che i passaggi sequenziali siano effettuati con 1 parte di soluto e 100 di solvente oppure, nel caso delle decimali, una parte di soluto e 10 parti di solvente. La forma farmaceutica può essere in gocce, granuli, capsule, fiale o anche in pomata per uso topico.
L’Omeopatia è una metodica terapeutica fortemente attuale e coerente con una visione evolutiva e green della Medicina, perché utilizza soprattutto principi attivi di origine vegetale e minerale a basse dosi e perché si situa all’interno del sempre più diffuso concetto di Slow Medicine: “less is better than more” (meno è meglio di più), concetto che risulta presente in tutti i progetti ambientali volti alla sopravvivenza del pianeta e del sistema umano

OMOTOSSICOLOGIA

Di più recente codificazione, l’omotossicologia ha preso dall’omeopatia la metodica farmacologica basata sull’ormesi e sull’ attivazione dinamica, però si è differenziata per l’impostazione metodologica diagnostica.
L’omotossicologia considera alla base delle patologia la presenza di omotossine verso le quali l’organismo attua fasi difensive che si suddividono in:

1. Fase di escrezione: caratterizzata da escrezioni fisiologiche attraverso i tessuti dei tre foglietti embrionali e gli emuntori.
2. Fase di reazione: questa fase è caratterizzata da escrezioni patologica-mente intensificate: febbre, dolori, infiammazioni.
3. Fase di deposito: in questa fase si hanno dei depositi non maligni, che possono dar luogo a disturbi anche cronici
4. Fase di impregnazione: si tratta di una fase silente, durante la quale le omotossine penetrano nelle cellule; strutture cellulari ed enzimi vengono distrutti, le funzioni della membrana cellulare possono essere alterate. Questa fase può restare latente per lungo tempo, producendo però un “locus minoris resistentiae”.
5. Fase di degenerazione: in questa fase le omotossine distruggono le strutture intracellulari. Cominciano ad accumularsi prodotti di degenerazione. In questa fase il disturbo da funzionale diventa organico.
6. Fase di neoplasma: si producono neo-plasie. Per Reckeweg la fase di neoplasma rappresenta il tentativo dell’organismo di mantenersi in vita quanto più a lungo possibile, nonostante i reiterati eventi lesionali di ogni genere. Le tossine che invadono l’organismo vengono condensate nel carcinoma.
La cura omotossicologica mira quindi a rimuovere, per quanto più possibile, le tossine e a percorrere in senso inverso le fasi sopradescritte, processo che viene definito vicariazione rergressiva.
Pertanto la malattia, nel concetto omotossicologico, va intesa come l’espressione biologica difensiva che l’organismo mette in atto per eliminare le varie tossine.

Le omotossine endogene sonoi rifiuti tossici del metabolismo intermedio mentre le omotossine esogene sono i rifiuti tossici di batteri, virus, pesticidi, alcuni additivi alimentari, alcuni conservanti.

L’omotossicologia utilizza prodotti farmaceutici, prevalentemente medicinali omotossicologici composti, che possono essere in forma di gocce, fiale, capsule e pomate per uso topico.

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