del Dr. Franco Capuani

Negli ultimi anni si parla molto di longevità, ma ritengo che il termine su cui vale la pena concentrarsi sia un altro: rigenerazione. Non si tratta semplicemente di vivere più a lungo, ma di vivere meglio, mantenendo una buona qualità della vita.

Dopo quasi sessant’anni di pratica medica e oggi, all’alba degli ottant’anni, continuo a osservare come il nostro organismo possieda una straordinaria capacità naturale: quella di rigenerarsi. Tuttavia, questo processo passa attraverso un meccanismo spesso frainteso e, troppo spesso, contrastato: l’infiammazione.

Per rigenerarsi, il corpo ha bisogno di infiammarsi ma, quando questa non si risolve spontaneamente oppure viene soppressa troppo rapidamente, iniziano i problemi che portano alle malattie croniche.

L’infiammazione è un segnale, una fase attiva del processo di guarigione durante il quale si attivano le cellule staminali, i tessuti si rinnovano. Persino il sistema nervoso, un tempo considerato immobile, dimostra invece una sorprendente capacità di adattamento e di rigenerazione.

Questi processi rappresentano una delle migliori forme di prevenzione nei confronti delle malattie degenerative, come le demenze.

Il grande errore: spegnere il sintomo

Nella società moderna abbiamo sviluppato un riflesso automatico, eliminare il sintomo il più velocemente possibile: febbre, dolore, infiammazione vengono vissuti come nemici da combattere immediatamente. I farmaci antinfiammatori possono essere utili in fase acuta, ma non devono diventare una risposta automatica. Sopprimere sistematicamente il sintomo significa interferire con i meccanismi naturali di guarigione e, nel lungo periodo, indebolire la capacità rigenerativa dell’organismo.

Per questo uno dei principali nemici della rigenerazione è la fretta e il motivo viene da un sistema sociale che non tollera la malattia, che richiede efficienza continua e ignora i tempi necessari ai processi biologici.

Bisogna sapere che ogni fase della vita ha ritmi e bisogni diversi: infanzia, età adulta, terza età. La salute si costruisce rispettando questi tempi, non forzandoli.

La capacità di rigenerarsi ha una base genetica, ma è profondamente influenzata dallo stile di vita. Qui entra in gioco l’epigenetica che è fortemente legata al comportamento.

Non basta sapere cosa è giusto fare: è necessario sperimentarlo, adattarlo e integrarlo nella propria vita quotidiana. L’Uomo è nato per vivere all’aperto, a contatto con l’ambiente.
Oggi, invece vive prevalentemente in spazi chiusi, svolge attività fisica in ambienti artificiali ed è esposto a stimoli non naturali, come sostanze chimiche volatili e campi elettromagnetici.

Questo allontanamento dall’ambiente naturale, entro il quale l’essere umano è programmato per fiorire, altera profondamente i sistemi fisiologici. Recuperare la capacità rigenerativa significa anche ristabilire un rapporto più autentico con l’ambiente e con i propri ritmi biologici.

Lo stress non è necessariamente un nemico, ma è semmai un segnale, un indicatore che ci mostra se siamo in equilibrio oppure no. Non esiste una soluzione universale per gestirlo.
Ogni individuo deve trovare la propria strada, in base alla fase della vita, al contesto e alla propria sensibilità. Serve curiosità, apertura e disponibilità a mettersi in discussione, ma anche ad ascoltare i segnali che arrivano dal proprio corpo, senza interpretarli con la paura, ma con uno spirito di conoscenza.

Alimentazione e ritmi biologici

Un aspetto centrale della rigenerazione è l’alimentazione, che deve rispettare i ritmi neuro-ormonali dell’organismo. Alcuni principi fondamentali sono evitare di mangiare continuamente, alternare fasi di nutrizione e digiuno e ridurre l’eccesso di zuccheri. Il digiuno fisiologico, infatti, attiva l’autofagia, un processo essenziale per la pulizia e il rinnovamento cellulare.

L’energia più efficiente deriva dai grassi, attraverso i mitocondri.
Un eccesso di carboidrati può interferire con questo sistema. Oggi tendiamo a mangiare troppo spesso, consumare prevalentemente carboidrati, non concedere al corpo il tempo necessario per rigenerarsi.

Questo comportamento ostacola profondamente i processi naturali di equilibrio e riparazione. È necessario un cambio di paradigma: passare da una medicina soppressiva a una medicina rigenerativa. Il corpo possiede già strumenti di autoguarigione.
Il nostro compito è sostenerli.

In sintesi, il percorso verso una vera longevità si fonda su tre elementi:

  • curiosità: continuare a cercare, osservare, sperimentare;
  • capacità rigenerativa: riconoscere e sostenere ciò che è già dentro di noi;
  • educazione: adattare lo stile di vita alle diverse fasi della vita.

Conclusioni

La rigenerazione è possibile a qualsiasi età. La vera saggezza non deriva dal tempo che passa, ma dalla capacità di: apprendere, verificare ed evolvere i propri comportamenti in base all’esperienza.

Secondo questa visione, la salute non è un obiettivo da inseguire all’esterno di sé, ma un equilibrio interiore da coltivare ogni giorno, partendo da ciò che siamo e dai segnali che ci invia il nostro corpo.

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